lunedì 12 gennaio 2009

ARCHEOLOGIA... SATIRICA / ATTALO

Attalo, Gioacchino Colizzi, 1894-1984, fu definito da un biografo “cronista grafico delle nostre miserie morali”.
Impiegato delle Ferrovie dello Stato, quando nel 1920 fu invitato a collaborare al periodico satirico “Serenissimo”, per evitare il licenziamento adottò lo pseudonimo di Attalo (“è l’unico personaggio storico che mi ricordavo di aver studiato” diceva Colizzi – Attalo Re di Pergamo - così dovendo trovare un nome diverso per nascondere la mia attività presso il Ministero dei Trasporti, adottai il nome di questo re”).
Dopo la chiusura del periodico decretata dalle autorità fasciste, Attalo si dedicò all’illustrazione di manifesti; finché nel 1931 prese a collaborare al celebre “Marc’Aurelio”, per il quale la sua matita inventò una delle più popolari e divertenti macchiette dell’umorismo italiano: “il Gagà che aveva detto agli amici…” prendendo come modello il suo amico giornalista Attilio Battistini, elegantone, scucchione e nasone. Seguirono, durante la guerra, le collaborazioni a “Marforio” e “Pasquino” (1944) e soprattutto, nel 1947, al “Travaso delle idee”.
Ma dietro l’esplosività e il fuoco d’artificio delle sue trovate, dietro la comicità burlesca delle situazioni in cui si trovano i suoi personaggi si cela una profonda amarezza: la consapevolezza di una realtà meno divertente, che nasconde dietro stupefacenti fanfaronate le miserie morali e le loro umilianti sconfitte della quotidianità di tante vite. Con “Genoveffa la racchia”, Attalo graffia a fondo, con impetuosa forza, nei meandri della psiche dell’umanità dei suoi personaggi. In “Genoveffa la racchia” brutta, pelosa, sedere basso , c’è la satira atroce di certi personaggi femminili che nonostante la loro non più tenera età, si atteggiano ancora a donne fatali, assumendo pose e comportamenti da belle e affascinanti.
Saul Steinberg, maestro di umorismo grafico di fama internazionale, nato anche lui dalla scuola marcaureliana, dichiarò in un'intervista sul New Yorh Times, che se Attalo, come fece lui nel 1938, fosse emigrato in america, avrebbe fatto una enorme fortuna .
L’opera di Attalo è l’analisi assai lucida delle debolezze umane, grazie al contatto quotidiano con le contraddizioni e le carenze offerte da un tipo di società borghese, in cui l’uomo cessa di essere tale per regredire allo stato di caricatura o di macchietta.

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